SU STRADE MANDORLA
Su strade mandorla senza padroni
come formica lenta cammino
e quando incrocio altre vite gioisco
oppure ho timore: l'oca minaccia
(musulupa, tu difesa prima del morso
io)
su strade mandorla senza più madre
come formica lenta cammino
ed un presente di fichi mi punge
e pure m’infiamma: l'agnello piange
(musulupa, tu mammella prima d’Imene
io)
su strade mandorla senza orologio
come formica lenta cammino
e per disegno ho una sosta a sorpresa
oppure a rovina: la pietra resta
(musulupa, tu scultura prima del pasto
io)
su strade mandorla senza destino
come formica lenta cammino
e sono cima piantata nel vento
e pure nel greco: la pace assale
(musulupa, tu preghiera prima del sole
io)
su strade mandorla d’aspra montagna
come formica lenta cammino.
Ed è un andare aperto
ed è un andar pensato.
/
SAN FRANCESCO NON RIDE MAI
BOOM!
È arrivato il 4 Maggio
come le nonne i palloni mi stringon
la mano e poi volano in cielo.
BOOM!
È arrivato il 4 Maggio
la ruota gira e mi rompo un braccio
o rido gratis
o incontro un amico.
BOOM!
È arrivato il 4 Maggio
(sul grande palco
sotto le luci
vicino all’argento
lontano da Dio)
un po’ si prega e un po’ si bestemmia.
BOOM!
È arrivato il 4 Maggio
ovunque san Francesco
chiaramente;
sempre fa mille cose
(pure “RESUSCITA UN UOMO”)
però non ride mai.
(Facci caso: è vero!) BOOM!
(Senza alcuna eccezione!) BOOM!
(E chissà se è serio o soltanto deluso!) BOOM!
/
SAN FRANCESCO CHE RIDE
Io non lo so se sta sognando o ragionando
o meditando o pregando
o ricordando o pianificando,
però sta ridendo ridendo san Francesco
(proprio come desideravi!)
ha gli occhi chiusi
e dentro qualcosa da indovinare
(mettici pure ciò che vuoi,
ma non lo scherno, mi raccomando!)
ad esempio, l’agnello
che ha appena fatto la cacca
dentro la fame di un re.
Domani, chissà, magari la trota
avrà bagnato il saio; magari l’Isca
avrà sfondato il muro; magari il vento
avrà scoperto il trucco; magari la rosa
avrà bucato il libro; magari il bimbo avrà
storpiato il nome; magari Vienna
avrà diviso il pane; magari il gallo
avrà spostato il tempo; magari il rosmarino
sopra la puzza sotto il naso.
Ah, ci vuole un titolo: “San Francesco che ride”!
(te lo regalo!
È un pezzo solo
spero che basti
prossimamente se dirai:
“Sì, però san Francesco non ride mai!”)
/
GRADINI
Ero la vasca da bagno
sotto i cieli frondosi
quando strappato al sapore di casa
ornai con il pepe
il mio vedovare.
Al ritorno,
la gemma
verace di bergamotto
che per il profumo
patisce l'amaro.
Ora resto
tra queste mura,
ginestre sul tetto
porta blu mare,
come i gradini di un salire
tradito nella pianura.
Tu mi carezzi
ad uno ad uno
fino all'incanto
del panorama.
/
Dove saranno
i volti di agosto?
Finestre chiuse.
/
Persino i gusci
robusti delle noci
furono fiore.
/
Invano chiedo
allo scrigno d'acqua
la salamandra.
/
Che meraviglia:
il senso della casa
là dove manca.
/
Lumi distanti -
nel cielo di Lorica
la via astrale.
/
IL RITORNO
Quel fischio di ferro che vi rapì bambini
donna t'ha ricongiunta al santo
tra le pietre scagliate allo sbarco del manto.
Ora intoni il tuo inno senza più cantilena
mentre segui devota il busto d'argento,
dai balconi di rose petali al vento.
E rinasci ai miei occhi catturati fra tanti
manifesto straniero di nuova bellezza
come un infante esposto alla sacra carezza.